Le origini dell'Empowerment
Le origini dell'Empowerment risalgono agli anni Venti e al lavoro di Mary Parker Follett, l'ormai dimenticata professoressa della teoria manageriale moderna.
Molte sue osservazioni sono ancora pienamente attuali.
La Follett criticava le organizzazioni gerarchiche, detestava lo stile di leadership basato sul comando e controllo a cui preferiva nettamente forme democratiche e più integrate di management. Pensava che le conoscenze degli operativi andassero incorporate nel processo decisionale.
E manifestava un'identica prescienza in tema di coordinamento: "La responsabilità collettiva non è la sommatoria dele responsabilità individuali. La responsabilità collettiva non si crea con l'addizione ma con l'interconnesisone; è una forma di modificazione reciproca, prodotta dall'interconnessione stessa".
In un mondo ancora dominato dagli uomini, è abbastanza suggestivo che l'opera della Follettt trovi un'eco moderna nel lavoro di un'altra donna, Rosabeth Moss Kanter.
La Kanter, editor della Harvard Business Review dal 1989 al 1992 e docente di lungo corso all'Harvard Business School, ha promosso attivamente l'empowerment in questi ultimi anni.
"Change Masters", il libro che più ha contribuito alla sua reputazione, ha contribuito anche a promuovere nelle aziende l'empowerment e una maggior partecipazione dei dipendenti.
Queste idee furono sviluppate ulteriormente nel libro successivo della Kanter, "When Giants Learn to Dance", che preconizzava la trasformazione delle grandi imprese da pachidermi sonnacchiosi in creature più agili, in aziende post imprenditoriali.
"Responsabilizzando i collaboratori, il leader non riduce il proprio potere, anzi potrebbe accrsecerlo, specie se l'intera organizzazione dà una performance migliore" osservava la Kanter nel 1997
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