L'Empowerment in Giappone
I primi segnali della rivoluzione dell'empowerment vennero dal Giappone: curiosamente, gli imprenditori giapponesi scoprirono l'opera della Follett negli anni Cinquanta e attribuirono alle sue idee, insieme a quelle di W. Edwards Deming sulla Qualità, il merito di aver rilanciato la base industriale del Paese.
Nel 1979, quando le aziende e le tecniche del management giapponese umiliavano i concorrenti, Konosuke Matsushita di Matsushita Corporation tenne una presentazione a un gruppo di manager americani ed eutropei in visita in Giappone.
Per voi, l'essenza del management è trasferire le idee dalle teste dei capi alle mani degli operai. Noi abbiamo superato il modello di Taylor. Il business è così complesso e difficile e la sopravvivenza delle aziende è così a rischio in un ambiente sempre più imprevedibile, complesso e pericoloso, che la loro esistenza dipende dalla mobilitazione quotidiana di tutta l'intelligenza disponibile.
Per noi l'essenza del management sta proprio in quest'arte di mobilitare e integrare le risorse intellettuali di tutti i dipendenti, al servizio dell'azienda".
Il messaggio era chiaro, ma ci sono voluti anni e tante dure lezioni prima che le aziende occidentali ne comprendessero le implicazioni, gettandosi poi a capofitto sull'empowerment, visto come la panacea di tutti i loro mali.
Ma non avevano capito che realizzarlo è molto più facile a dirsi che a farsi.
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